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Archive for settembre 2013

A Milan quand el pioeuf, i tecc guten

settembre 30, 2013 4 commenti

( A Milano, quando piove, i tetti gocciolano – ndr per i foresti)

Sono salito in metropolitana al Duomo per scendere al capolinea a  Comasina sulla linea gialla. A “rallegrare” il viaggio c’era il violino tzigano di un albanese triste.  L’ho guardato e ascoltato per un po’. Da quando ho letto da qualche parte che il celebre violinista Joshua Bell per un esperimento sociale ha suonato in metro’ senza essere riconosciuto, cerco sempre di capire se sotto le vesti da musicista da strada si possa celare un talento.

Ma in questo caso il violinista era proprio un gatto malato  e il violino strideva come il verso dell’alce siberiano in amore. Man mano che ci avvicinavamo al capolinea la gente scendeva e i posti a sedere si liberavano. Il nostro musicista continuava però imperterrito a suonare qualcosa di triste e malinconico che non ho riconosciuto.
Alla fine mi sono seduto vicino ad un vecchietto della Bovisa. Si capisce subito quando un vecchietto è autoctono. Dalla faccia, dalla carnagione, dalla pettinatura, da come è vestito.
Infatti dopo pochi secondi ha bofonchiato fra sè e sè: “Cheschi l’ha piantà i verz chichinscì”.  (Questo qui ha piantato le verze proprio qui). Mi sono girato di scatto verso di lui e probabilmente l’ho fatto spaventare. Una cosa assopita nella mia memoria, si è risvegliata improvvisamente . Non sentivo questa espressione da un secolo. “Piantare le verze” lo diceva sempre mia nonna per dire che uno aveva messo le tende si era stabilito definitivamente in un posto. Nonna parlava di sè stessa e del nonno quando durante la guerra erano stati sfollati dal loro paese natale nel comasco ed erano venuti senza niente a Milano. I suoi racconti, a me bambino, erano in metà dialetto e metà italiano e iniziavano sempre con “Quando dovemmo scappare e venimmo qui a piantare le verze  …” poi la storia andava avanti.

Ho guardato  il vecchietto sulla metropolitana e poi ho fatto un gran sorriso. Rincuorato dal fatto che non avevo intenzioni bellicose, il vecchietto ha preso coraggio ed è andato avanti “L’è nuius me la pissa di gatt. E po’ g’ha na faccia de spend pocch.”  (E’ noioso come la pipì di un gatto e poi ha una faccia da spendere poco).
Non ho proferito parola, mi sono limitato a guardare prima il musico che era proprio di fronte a noi, poi il vecchietto.
Lui ha alzato le sopraciglie e ha detto, “Tant el capis na got, De Milan sem rimast mi e fursa ti”.
(Tanto non capisce niente quello lì. Di Milano siamo rimasti io e forse te…)

Tornando verso casa mi è venuta in mente una canzone di un Milanese doc che faceva così …

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L’importanza di chiamarsi Ernesto Sparalesto. Post v.m. 18

settembre 23, 2013 9 commenti

Sono uno a cui piace dare un nome alle cose.
Sarà una fissa ma se gli spaghetti zucchine e melanzane, li chiami spaghetti di Nonna Papera mi sembrano piu’ buoni, piu’ salutari, piu’ saporiti, piu’ familiari.
Ecco perchè i soprannomi abbondano in casa Moka. I soprannomi seguono le mode, l’età, il tempo e anche l’umore di chi si sveglia contento o incazzato la mattina, ma fanno della famiglia un ambiente esoterico con una nomenclatura e
un linguaggio comprensibile e intuibile solo per gli adepti inseriti nel cerchio magico del parentado.

Un posto prestigioso all’interno di questo vocabolario particolare è occupato da lui, il migliore amico del Moka, il gioiello che ogni maschio etero si vanta di possedere, lui, Mr Bean. Devo dire (e credo sia una cosa abbastanza comune nell’universo maschile) che Mr Bean ha una sua propria personalità, un suo carattere, un suo modo d’essere con cui bisogna relazionarsi e fare i conti. E’ vero che il maschio ha due cervelli e non si è dato a sapere quale dei due sia il piu’ sviluppato e influente sul sistema simpatico. Io il mio rapporto con Mr Bean lo vivo come i gemelli siamesi vivono il loro rapporto:
avete presente quelli con un unico corpo e due teste e ognuna delle teste quando parla dice la sua e litiga con l’altra perchè vuole fare una cosa che l’altra non vuole fare e viceversa. Ecco per il Moka Mr Bean non è come l’alluce del piede, è una parte speciale, dotata di propria vita, propri valori e una predisposizione alla ricerca della felicità che puo’ essere presa ad esempio per spiegare la costituzione americana.
Io un giorno metterò un braccio intorno alle s-palle di Mr Bean e ce ne andremo come due amici a bere una birra al bar raccontandoci robe da uomini.

Mi son lasciato prendere, sto divagando, torniamo a noi. Il post è centrato sul perchè bisogna usare dei nomignoli per le persone a te piu’ care.

Lui, il “malloppo” è stato di volta in volta appellato in base agli interessi che il Moka ha avuto durante la sua piatta vita.
Per esempio quando il Moka suonava le tastiere e si dava all’hard rock, suonava un organo Viscount. Quindi anche l’hard organ del Moka aveva preso nome di Visconte.
Al Politecnico di Milano abbondava la matematica quanto mancava la gnocca e il batacchio con notevole introspezione filosofica era diventato il “limite notevole”, che di volta in volta tendeva all’infinito, o al seno di alfa, era tangente alle curve di secondo e terzo grado aveva sempre a che fare con strani teoremi sui triangolini, sui pigreca mezzi e sulle funzioni
alternative ripetitive.
Crescendo il Moka fu arruolato nella Brigata Alpina Cadore, e anche la salamandra fu soprannominata “Sten” da come i sottotenenti scattavano sull’attenti quando vedevano passare qualche ufficiale stellato.

Il Moka ebbe anche una parentesi politica in Comune. Ma mentre lui militava nelle file del centrodestra, portava il ‘fastidio’ a sinistra e quindi per un periodo di tempo il cannolo fu denominato ‘Il cattocomunista’.

Ma veniamo ai giorni nostri. Oramai il nostro ha perso quell’irruenza da supergiovane, e nell’era tecnologica dell’i-Phone dell’i-Pad dell’i-Pod il gingillo è denominato i-Pis. Tuttavia la diatriba Apple-Samsung continua anche in camera da letto perchè è decisamente usato anche il soprannome “Android”. con relativa nomenclatura tecnica (scaricare le applets, installare ubuntu, montare la root, avere il permesso di amministratore, inserire la pendrive, gestire la porta usb 1 2 e 3 a velocità progressiva, attivare il boot sector dell’harddisk, procedere con uno scandisk e robe del genere che per pudore non nomino)

In realtà questo post dedicato per Miss Moka e a tutte le donne che talvolta sembrano dimenticare che Mr Bean ha una sensibilità tutta sua. Siccome Mr e Ms Moka da quando sono legalmente uniti nel vincolo del matrimonio dormono come mamma li ha fatti, sarebbe bello che, risvegliandosi insieme, celebrando Moka il rito mattutino dell’alzabandiera, Miss Moka si ricordi di salutare, stringere la mano, e dare una carezza a Mr Bean. Senza velleità di attaccare battaglia, ma solo così, un gesto di gentilezza e premura che mette tutti di buon umore.

Tutto questo prima che Mr Bean cambi di nuovo il nuovo nome in “La torre di Pisa che pende, che pende, e che mai viene giu'” (ma anche sì).

Prenomen Nomen Cognomen Soprannomen

settembre 21, 2013 8 commenti

Elly, la secondogenita di casa Moka, si è lanciata di brutto nel grande mondo del rap modaiolo. Quindi va in giro con magliette 4XL e tiene in testa il cappellino NY footlocker visiera rigidamente diritta. (Orrore e abominio perchè a militare solo i “missili” avevano la visiera diritta, i “massaveci” avevano la visiera, anti-visione periferica, come i cavalli Ndr). Entra in casa e con ampi movimenti del braccio saluta tutti,  ciao ma’, ciao bro, ciao pa’, oggi ho spaccato di brutto…, al che la mia risposta di solito è una roba tipo “bella lì, mi vien voglia di spaccare anche a me. Devo trovare qualcosa di significativo da spaccare. Credo che il tuo bel faccino faccia al caso mio…” .
Un po’ per prenderla in giro, un po’ per sentirsi ancora giovani, un po’ perchè a furia di sentire le frasi fatti ti entrano nella testa, anche io e Miss Moka siamo entrati della parte e quindi il saluto è diventato ciao ma’, ciao pa’, con grandi hi-five e scontro di pugnetti. Io e miss Moka abbiamo convenuto di dare un taglio a questa pantomima, quando senza pensarci, in automatico, l’altra mattina, scendendo dalle scale ho detto a Miss Moka “ciao ma’, bella zia” al che lei mi ha risposto “bella raga, bella zio, bella frate, ma che bella notizia, bella ciao, bella pa”” .
Quindi per differenziarci da questa giovane generazione di fenomeni abbiamo convenuto che il saluto ciao pa’, diventi “ciao papino”, e poi “ciao pino”  e di riflesso, ciao ma’ diventi ciao mammina e quindi “ciao mina”.  Quindi col il disgusto di Elly, capita che ad un saluto tipo ciao Mina, segua un ciao Pino, Amor Mio.

Lo stato, il mio nemico

settembre 9, 2013 7 commenti

La sciura Maria, 77 anni, è dall’ortolano. Sa che fuori c’è la finanza. E’ la notizia del giorno. Due in borghese hanno appena controllato il panettiere, ora sono dal salumiere e il prossimo è il fruttivendolo. Nel negozio della frutta non si parla d’altro. Fra poco saran qui. Il paese è piccolo e la gente mormora. La sciura Maria ha appena finito di comprare le carote, ha il suo bello scontrino nel sacchetto. Per oggi, gli scontrini escono precisi uno dopo l’altro dal registratore di cassa.
Sono le 10.30. La sciura Maria esce dal negozio. E’ agitata per sto affare dei controlli della finanza. Fa due o tre passi con passo incerto e poi vede due omoni grandi e grossi. La sciura Maria ha paura, fa dietro front e torna dentro le mura protettive del negozio. Dice ” Sono qui fuori”. “Aspetto qui un momentino eh Fabio…”. “Sì Sì. Stia chichinsci un mumentin, sciura Maria” le risponde Fabio mentre continua a servire gli altri clienti. La tensione sale,  ma la porta resta chiusa.  La sciura Maria ha i suoi riti, deve mettere su il pentolino e far cuocere le carote. L’attesa la snerva, è anziana, non ha niente da fare, ma come tutti i vecchi ha fretta. Sono le 10.37, il tempo scorre. Si è vecchi non si puo’ piu’ perder tempo. Allora esce. L’omone è appostato contro il muro del negozio. Da dentro non  è visibile. Chiede alla sciura Maria di fargli vedere merce e scontrino. Le mani tremano e non riescono ad afferrare niente. La sciura Maria da tutto il pacchetto all’omone, che guarda le carote e lo scontrino. “Guardi signora, lo scontrino ha segnato come ora le 10.38″. La sciura Maria non ci vede senza occhiali ma chissà dove sono adesso gli occhiali…  ” Lei era uscita dal negozio prima, senza scontrino, ci ha visti, ed è tornata dentro a farsi fare lo scontrino vero?” La sciura Maria non capisce, balbetta qualcosa, gli occhi diventano umidi.  Il terrore di aver fatto qualcosa di cui non riesce a capire la portata la assale. Da dentro il negozio adesso la scena è perfettamente visibile, Fabio vede che la Sciura Maria è agitatissima, allora esce.  Fabio ha il grembiule e si vede subito che è l’ortolano.”C’è qualche problema?” “Sì” dice l’omone. “Lei ha fatto lo scontrino alla signora solo adesso. La signora è uscita 10 minuti fa e evidentemente non aveva lo scontrino perchè lo scontrino, vede, riporta l’ora 10.38 mentre 10 minuti fa erano le 10.30”. Fabio sa che lo scontrino lo aveva fatto. Ma incominicia ad agitarsi pechè non capisce da dove nasce il problema. Fabio rientra in negozio, seguita dai due uomini e dalla sciura Maria. Va alla cassa. Guarda l’ora all’orologio: sono le 10.45. Stampa uno scontrino da un centesimo e guarda l’ora sullo scontrino: l’ora stampata è 10.53. Il registratore di cassa è avanti 8 minuti rispetto all’ora reale. Tutto si spiega. Mostra lo scontrino da un centesimo all’uomo grosso spiegandogli la soluzione del busillis.
L’uomo grosso prende lo scontrino, lo guarda, poi lo appallotta e lo butta a terra. Io la contravvenzione la faccio lo stesso, sia a lei, che alla signora, poi se vuole, faccia ricorso.
E’ mezzogiorno, le carote sono sul tavolo insieme ad un altro foglio.La sciura Maria ha lo stomaco bloccato. Per oggi il pranzo lo salta.      

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Gays vs Black bloc

settembre 5, 2013 Lascia un commento

G20, Toronto 2010, 800 arresti, città messa a ferro e fuoco.
G20 Seoul 2010, 50.000 poliziotti in piazza contro i manifestanti.
G20 Cannes 2011, chiuse le fontiere con l’Italia, agricoltori Francesi convergono sulla città.
G20 LosCabos Messico 2012, dispiegata una enorme banconota da 1 trilione di dollari per protestare sulle politiche energetiche. Filmati delle proteste censurati anche su internet.
G20 SanPietroburgo 2013 …
I gays protestano contro le leggi di Putin sul divieto alla propaganda omofobica

Più che i black bloc poterono i pink fish.

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