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Martin Burger King : I have a drink

febbraio 17, 2013 20 commenti

Il Moka con i figli ha un atteggiamento da etologo tedesco:
regola numero 1: premiamo e rafforziamo i comportamenti positivi.
Quindi, quando la ragazza prende 10, come premio la si porta al McDonalds a mangiare le piu’ immani schifezze che a lei piacciono tanto.
Il Moka, vecchio barbogio ligio alle tradizioni, invece ordina sempre e solo il Big Mac. Il Moka è in debito verso il Big Mac perchè il Big Mac ha fatto sopravvivere per 15 giorni il Moka in terra di Albione quando, adolescente, per la prima volta da solo si è allontanto dal suolo natio.
Questa volta alla cassa c’era una nuova signorina apprendista, con il suo bel bigliettino attaccato al petto: signorina Cristina, in formazione. Per il suo primo giorno di lavoro si era anche messa il rossetto e pitturata gli occhi per essere piu’ bella. In effetti era gentile e carina, ma con me ha fatto il suo primo danno. Ha messo la Coca sul vassoio, ma nell’atto di passarmi il vassoio, ha preso dentro nello spigolo del bancone e la Coca è caduta dalla mia parte sui miei piedi, facendo il solito disastro da ‘caution wet floor’.

Ho fatto un salto indietro e tirando su la testa, sul suo viso ho visto il terrore puro. Terrea e  impietrita, ho letto sul volto quel pensiero di essere consapevole di aver fatto la cazzata, di rifiutare la cosa, e di voler trovare al piu’ presto il capro espiatorio per tirarsi fuori dal casino. Praticamente dopo un secondo di smarrimento nei suoi occhi si è evidentemente palesato il pensiero “la colpa è tua, la colpa è tua, cliente coglione con le mani di gelatina”.
La cosa mi ha lasciato a mia volta inebetito, perchè pur sapendo di essere innocente, ho sentito chiaramente sulla schiena lo sguardo furente di Miss Moka jr che mi stava disconoscendo come padre e lo sguardo di compatimento/arrabbiatura degli altri della fila che a causa del danno, avrebbero dovuto aspettare ad ordinare. Il capo del McDonalds arrivato di corsa stava guardando prima la signorina Cristina poi me per capire cos’era successo e ho visto negli occhi di Cristina tornare lo sguardo di terrore puro.
Allora ho sfoderato il mio migliore sorriso da fesso e dalle mie labbra è uscito un sussurro tipo “Mi scusi, sono proprio impedito”.

Quando ce ne stavamo andando, sono passato vicino alla signorina Cristina  che aveva finito il turno e se ne stava sola a un tavolo, mangiandosi un panino. Mi ha fatto un sorriso e mi ha detto “Grazie!”. Ho ricambiato il sorriso, e ho messo una mano sulla spalla a mia figlia che era ancora un po’ indispettita di avere un papà così pasticcione.