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Archive for novembre 2012

CHI HA IL PANEttone NON HA IDENTItà

novembre 29, 2012 30 commenti

Siamo ormai sotto Natale e mi viene l’angoscia perchè fra le mille attività dell’imprenditore d’azienda c’è anche quella di capire se e che regalo fare ai clienti. L’anno scorso me l’ero sbrigata con una bella donazione per una associazione con cui collaboro, bigliettino informativo ai clienti e vai. Ma quest’anno stiamo facendo una campagna vendite da terroristi libici e quindi ai clienti nuovi devi presentarti col gadget di turno, il calendario, l’agenda, la penna, le solite cose e il panettone con lo spumante.
Sì perchè il panettone è milanese è le tradizioni vanno rispettate.
Però il panettone di pasticceria è solo per i clienti top e che pagano. Per quelli top e che non pagano le TreMarie. Poi ci sono i medi e i piccoli, i simpatici e gli antipatici. Poi c’è un criterio di giustizia: non puoi dare a un cliente che ti fattura dieci volte tanto lo stesso panettone che dai a quello che ti fattura una pippa.  Poi ci sono i clienti che ti cercano solo per tappare i buchi quando i concorrenti non hanno in casa il materiale e quelli che ti fanno girare i maroni perchè vogliono la roba sempre sempre urgentissima.
Insomma c’è tutto un lavoro per cercare di dare un regalo appropriato all’importanza di ogni cliente che è una roba che mi stressa psicologicamente.
Quello di cui però volevo parlare è il regalo ai dipendenti. Siamo in quindici in azienda e la direzione (cioè io) ho sempre fatto il pacco di Natale per i dipendenti. In questo caso pacchi tutti uguali, consegnati il 24 dicembre quando  si lavora solo mezza giornata, a mezzogiorno si celebra il rito del taglio del panettone accompagnato da bicchierino doppio di Ferrari. Nell’occasione il capo, cioè sempre io, mentre smangiotta il mandorlato balocco, commenta cosa è andato bene e male nell’anno in corso, i buoni propositi per l’anno nuovo, e poi pomeriggio libero per tutti.
I dipendenti salutano passano dal magazzino si prendono il cesto  e vanno. L’anno scorso avevo messo 15 cesti sul bancone del magazzino per i 15 dipendenti ma 3 cesti non sono stati presi. Ho sentito poi voci che a tizio il panettone non piace e preferisce il pandoro. Caio avrebbe preferito avere una gratifica in denaro da spendere come piu’ gli sarebbe piaciuto e non gli interessava nè il caffè nè il cioccolato nè lo spumante. Sempronio doveva tornare a casa in treno e il cesto gli dava fastidio.
Indipendentemente dal fatto che gratifiche extra durante l’anno vengono date, mi sembra che il Natale sia piu’ un momento di bilanci, e di condivisione di  un lavoro fatto durante un anno intero che sarà stato faticoso ma ha dato i suoi frutti.
Ma forse questo è solo una mia idea, un mio modo di concepire il lavoro, il mio modo di lavorare. Forse agli altri non gliene puo’ fregare di meno di condividere gli obiettivi e ripensare al lavoro fatto. Come fare andare avanti la baracca spetta a me, lo decido io, è un problema mio, visto che chi guadagna a fine anno sono io, mentre loro prendono solo il cesto natalizio.
Quest’anno non ci sarà il rito del taglio del panettone, nè i cesti natalizi. Troveranno un blocchetto di ticket restaurant in busta paga in piu’ con scritto buon Natale, firmato ‘La direzione’, e il 24 si lavorerà tutto il giorno.
E’ il mondo che cambia e le aziende guardano unicamente al profitto.

Si stava meglio quando si stava peggio

novembre 21, 2012 12 commenti

Stavo parlando con Rango della scuola e dei suoi nuovi compagni di classe. Il figo della classe, Alberto, è un ripetente, che aveva tre “debiti formativi” l’anno scorso e a settembre è stato segato. Io di getto gli ho detto: “Alberto sarà anche il piu’ figo ma se hai dei debiti a quest’età, sei comunque uno sfigato”.

Ripensando poi alla questione, mi è venuto lampante agli occhi come anche nel modo di parlare, le istituzioni ti fanno capire, fin dalla giovane età, che il tuo posto nella società, la tua posizione sociale è uno status di “debitore”.

Nasci e la prima cosa che ti dicono è che hai sulla testa un debito pubblico di svariate migliaia di euro, che dovrai lavorare tutta la vita per pagare il debito dello stato.
Vai a scuola e se non righi dritto ti appioppano subito un debito formativo. Poi per andare all’università, o iniziare una nuova attività fai un debito per un prestito d’onore.
Consolidata l’impresa, per per fare qualsiasi cosa devi rivolgerti alle banche e diventi debitore del sistema. Compri casa e fai il mutuo, praticamente un ergastolo da pagare a vita.Verso i tuoi parenti e familiari hai un debito di sangue, con gli amici debiti morali, con chi ti da una mano debiti di riconoscenza.

Una volta nel medioevo l’uomo nasceva peccatore, ma aveva la fede e la speranza che Dio avrebbe rimesso i suoi debiti: “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”…

Oggi nasciamo debitori, ma col cazzo che qualcuno pensa di toglierceli sti debiti, anzi fanno di tutto per farceli aumentare, perchè un uomo debitore non è un uomo libero.

Comunque, miei cari bloggers che invece di fare cose migliori vi fermate a leggere i miei vaneggiamenti vi dico : “mi sento fortemeeeente in debito con voi”.
Pace e bene.

Il lavoro mi pedina e controlla. Posso citarlo per stalking?

novembre 10, 2012 11 commenti

Sono contrario a tutto cio’ che ha parvenza di catena di sant’Antonio,
ma tirato in ballo da due disfunzionali doc col loro giochino dei blog colorati, il piccolo Carcarlo Pravettoni che è in me mi obbiga a parlare dei lavori che avrei voluto fare ma non ho mai messo in pista, per pigrizia, inopportunità, mancanza di coraggio a mettersi in gioco o perchè erano passioni momentanee senza una reale voglia di fare.

Il primo lavoro che avrei voluto fare e che mi ricordo, è il pompiere o forse il piromane non so. Il fuoco ha sempre esercitato un particolare fascino su di me. All’età della ragione mi chiudevo in bagno, non per farmi pugnette,  ma per mischiare alcool, acqua e altre robe che trovavo in loco e poi gli davo fuoco per vedere che tipo di fiamma faceva e cosa succedeva. E’ un miracolo che non abbia raso al suolo la casa o che non abbia oggi ustioni di 5 grado in faccia. Consiglio: tenetemi lontano dai barbecue. Rassicurazione: non fumo. Stato delle cose: adesso mi piace solo vedere il fuoco nel camino.
Inoltre avevo un amico pompiere bello, alto, forte (sollevava una persona di 140 Kg in spalla e se la portava in giro sorridendo) e sta icona da macho man, mi è sempre rimasta impressa (si dice che tutti abbiano una fase gay nella propria vita ).

Poi ho giocato per diverso tempo a basket. Lì il sogno era diventare giocatore NBA. E il sogno era passare la palla a Dr J, Magic Johnson, Kareem, Robert Parish, l’uccellone bianco Larry Bird scoordinatissimo ma che la metteva sempre, Barkley, Hakeem, Shaquille, Air Jordan.  Passavo i pomeriggi a giocare e le domeniche mattine a verdermi le partite per studiare i movimenti, gli shemi, le rotazioni dei corpi e il movimento di mani e gambe. Era tutto molto piu’ affascinante, elegante e bello rispetto oggi. Non si poteva difendere a zona e la fisicità c’era ma non era tutto. La velocità c’era ma c’era anche l’eleganza del movimento.  Bei tempi.

Poi ho conosciuto Elio e le storie tese, chi era John Holmes, e con l’ormone che dettava legge c’è stato un periodo che il mio lavoro-ideale  sarebbe stato il porno-divo. Purtroppo nel provino tra me e Rocco Siffredi hanno preso lui e i miei sogni di attore si sono frantumati.

Lasciato il cinema, siamo già ai tempi dell’università. Qui ho fatto una tesi su alcune nuove caratteristiche da introdurre nei database relazionali per automatizzare alcune proceduralità. Sono stato assunto a progetto come sviluppatore del sistema e lavorare al Politecnico mi piaceva. Ambiente giovane e stimolante, pieno di nuove idee. Ho capito quale era il mio ruolo, quando alla presentazione del progetto in California c’è andato il Professore con la moglie e io ho avuto una bella stretta di mano e una pacca sulla spalla.

Poi ho lavorato per un grande gruppo italiano, come ruolo di coordinatore fra i sistemi informativi e la produzione. Una figata. Aiutare la produzione a sfruttare tutte le opportunità di una completa informazione aziendale per prendere le decisioni piu’ corrette e vedere che un’approccio sistematico ai problemi dava risparmi, benefici e aumento di produttività inimmaginabile era una grandissima soddisfazione.  Ci si sporcava le mani in produzione, e poi si tornava fra i camici bianchi e i bit per trovare le soluzioni ottimali.
Bello, bello. Peccato che i il direttore della produzione e quello dei sistemi informativi non si potevano vedere e che io ero in mezzo a cercare di mettere insieme le cose, quando gli altri invece si mettevano di proposito i bastoni fra le ruote per godere di quei piccoli dispettucci personali. Alla terza volta che la direzione mi appioppava colpe non meritate per ritardi, quando io mi facevo in tre per tirare la barca mentre gli altri remavano contro, ho salutato tutti e chi si è visto si è visto.
devo dire che questo lavoro mi manca.

Il lavoro dell’imprenditore italiano di una piccola impresa ha del comico. Passi dal discutere col direttore generale di multinazionali da milioni di dollari a essere bagnato fradicio di olio sotto un macchinario (che neanche Michelangelo quando dipingeva la cappella sistina) per capire dove sta il problema di un difetto di lavorazione. A cercare di scoprire perchè la wifi aziendale non funziona, a prendere un pacco e portarlo dal corriere alle 9 di sera per un cliente che ti rompe i maroni mentre stai cenando con la tua famiglia. A cercare di capire quali sono gli articoli da spingere sul mercato. A cercare di capire come fare con le banche i fornitori e, a come premiare un dipendente meritevole e cazziarne un’altro che quando sei in buona, ti fa andare avanti 3 macchine da solo, quando gli dici qualcosa, si offende e ti fa la metà della produzione su una macchina sola, adducendo tra l’altro motivazioni di difficile contestazione.
Poi l’altro giorno mi chiedono come mai stavo scopando il pavimento del magazzino, che non era neanche particolarmente sporco. Uno, ha bisogno di staccare la spina da tutto e tutti ogni tanto. Certo che il mestiere dell’imprenditore non permette di annoiarti.  Non mi dispiace ed è quello che sto facendo adesso.

Però un paio di anni fa mi è venuto il trip delle piante. Ecco quando entravo nei garden center e vedevo i colori e sentivo i profumi di piante e fiori restavo estasiato. Ecco ho pensato piu’ volte di mollare l’industria e mettermi a commercializzare in vegetali. Chissà forse prima o poi mi ci metto. Magari divento anche vegetariano e comincio a praticare joga.

Indipendentemente da quello che ho fatto, sognerò di fare o farò, ho qui in mente due cose fra quelle che mi ha detto l’ing Testa, grande persona:
” Il lavoro rivela il carattere delle persone: c’è chi si tira su le maniche, chi viene a vedere quando il problema sta per essere risolto, chi in ogni caso gira al largo”   e  “Prima di produrre cose, il lavoro deve produrre uomini”.

E’ sabato ma mi sento di augurare lo stesso buon lavoro a tutti.